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Trans-therapy: Sylvia Rivera

di melissalove (02/10/2007 - 19:19)


Il 19 Febbraio 2002 è morta Sylvia Rivera.

A molti, a tanti di quelli che ogni anno partecipano ai Pride di tutto il mondo, questo nome non dice niente.

Sylvia era una trans, nata nel Bronx in una famiglia portoricana, molto lontana da quella Amerika ricca ed opulenta che siamo abituati a conoscere. Sbattuta fuori di casa a 14 anni, si ritrovò a riempire quella schiera di emarginati e disperati che popolano New York cominciando a vivere di espedienti e di prostituzione.

La sera del
28 Giugno 1969, come tante volte prima di allora, Sylvia insieme ad altre sue amiche trans e travestite, era allo Stonewall, un locale del West Side ritrovo semiclandestino per gay, trans, drag e travestite. Come spesso accadeva, quella sera arrivò la polizia che fermò i presenti e con i suoi metodi raffinati cominciò a provocare, offendere e picchiare.

Quella sera Sylvia decise di non subire, si ribellò e lanciò una bottiglia contro le guardie, da quel momento nulla fu più come prima. In quella bottiglia non c’era benzina o tritolo, ma una miscela molto più esplosiva fatta di rabbia antica e orgoglio offeso. Dopo quella sera però, Sylvia subì una seconda e forse più violenta emarginazione, quella del movimento gay che non gli riconobbe nulla, perché lei era trans, ispanica, prostituta, sottoproletaria, drogata.
In altre parole era diversa...!

Solamente negli ultimi anni, dopo che a fatica riuscì a farsi dare la parola al
World Pride, ma soprattutto ora che non c’è più tutti riconoscono l’importanza del suo gesto e della sua esperienza. Dopo anni passati da barbona, aveva raccolto tutte le sue energie ed insieme ad altre, gestiva una casa di accoglienza per malati e senza fissa dimora a Brooklyn.

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