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A nudo, gli abiti addosso e il vino rosso

di melissalove (17/09/2007 - 23:18)

"Qualcosa di rosso. Sì, è proprio qualcosa di rosso". Mi ha invaso i pensieri appena poggiato un piede oltre la porta di casa. Sfocato. Indistinto. Non capivo cosa fosse, ma senza dubbio era rosso.

Sono entrata e mi sono chiusa la porta alle spalle. Blindata. Chiavistello girato. CLOK!

Ho aperto e chiuso gli occhi. Rosso. L'ho fatto di nuovo. Rosso ancora, ma niente di decifrabile. "Non può essere Coca Cola", mi sono detta. La Coca non mi è mai piaciuta... e mi risuona nelle orecchie, come fosse adesso, la sicurezza del nonno operaio che non c'è più: "Io ci svitavo i bulloni che non si volevano svitare con quella bibita americana! Quindi non fidarti, non è roba buona...". Qualcosa che corrode, brutta cosa, pensai. Ma la provai e, in effetti, qualcosa non mi convinse.

Vedevo rosso comunque, ma non era lei, non era Coca Cola, eppure avevo sete...

Sono andata in cucina e ho aperto il frigo: di rosso, c'erano solo pomodori e una scatoletta di tonno socchiusa e avvolta in una plastica che conosce l'arte di conservare.

Conservare, l'arte che devo imparare... ho pensato all'amore, per un attimo... e a una rosa. Ho guardato sul tavolo di cucina, poi su quello del soggiorno. Ma non c'era, oggi non c'era una rosa rossa.

Rosso... che rosso sei?

All'improvviso l'immagine è andata a fuoco, finalmente. Vino.

Una Bonarda dell'Oltrepò Pavese, residua bottiglia di un vizio che non so abbandonare. Mi sentirei quasi in colpa se lo facessi. E quella bottiglia, sinuosa nella forma, erotica nella sua dolcezza, mi aspettava lì, sul tavolino da fumo del mio ingresso, maliarda e invitante.

L'ho afferrata come si afferra la palla da bambini. Giocosa, felice, soddisfatta.

Il rosso è scomparso magicamente dalla mia testa. Liberazione... non parlo del giornale... stato d'animo. Odio avere la mente traforata da un tarlo. Fisso e infido.

Un salto in cucina, un cavatappi, olio di gomito, un rumore sordo e via il tappo... poi il primo sorso è sceso nel bicchiere di vetro e un istante dopo ha baciato la mia bocca.

Compagna Bonarda, amico vino... Alla sera mi fate compagnia mentre getto in rete questo racconto stupido.

Cheers! Prosit! Salute! Cin Cin!

La vita sbatte i tacchi per scandire il mio cammino. Apro gli occhi, timida e felice, di viverla.

Mentre la guardo in faccia, scrutando il suo sguardo di balena dolce, la sfido, la stimo, la sfioro, quasi la bacio, col bicchiere in mano, neanche fossi la figlia "strana" di Tom Waits...

Non è bello brindare alla vita e all'amore? Non è bello brindare alla rosa rossa che ancora non c'è ma ci sarà?

Io dico di sì, soprattutto adesso che mi racconto qui... a nudo, un lunedì qualunque, con gli abiti addosso.

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