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Categoria Trans-therapy
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Ma come si f@ a non essere un@ trans felice?

di melissalove (05/04/2008 - 16:02)

“Si fa chiamare così”, qualcuno dirà. Si chiama così, lei non ne ha dubbi.

È il suo nome, il suo unico nome.

Quello che l’anagrafe conserva è solo una pagina chiusa, riposta polverosa in un ufficio comunale di una città che non visita da anni.

Si chiama Melissa.

È una transgender che non immagina articoli e pronomi maschili in frasi che la riguardano.

I tecnici della sessualità potrebbero catalogarla come “trans M→F pre-op” o più semplicemente come “trav”, sebbene stia per cominciare la terapia ormonale.

Melissa si sente donna da quando aveva 13 anni, da quando indossava di nascosto i vestiti di sua madre nelle preziose ore in cui era fuori casa ad acconciare capigliature alle signore del quartiere.

Avrebbe voluto essere lei una delle signore del quartiere, ma era ancora piccola, doveva ancora comprendere la sua natura… e comunque, il suo quartiere e la sua città le stavano strette, già allora.

Melissa è stata una “ragazza cattiva”.

Per anni si è guardata allo specchio senza capirsi a fondo.

Si è piaciuta come giocattolo, si è venduta come prodotto da supermercato, si è svenduta come merce vicina alla scadenza e soprattutto, si è odiata sotto il getto caldo di una doccia purificatrice, tante notti, dopo avventure senza faccia.

Un giorno ha afferrato con forza il suo dolore e la sua schizofrenia, li ha cinti a sé, li ha abbracciati, li ha provati come lo schiaffo d’un padre stanco.

Un giorno si è innamorata di un uomo che l’ha amata per quello che è.

Quel giorno ha ucciso la “ragazza cattiva”, ha abbandonato il rifiuto e la paura.

Oggi Melissa è felice e guarda avanti.

Cerca un altro amore vero.

Vive a piccoli passi il suo cammino e si guarda allo specchio consapevole, serena, fiduciosa.

Melissa adora ballare muovendo le braccia fine nell’aria che la circonda.

Adora respirare il profumo del mare e carezzare con i piedi la pelle della spiaggia.

Adora nuotare dolcemente, faccia in su, lasciandosi sfidare gli occhi dalla luce del sole.

Adora sorridere sincera e salutare con un bacio di labbra sulla guancia.

Melissa adora vivere il suo essere normale, il suo essere se stessa, adora il mondo e la sua insostituibile fragilità.

Melissa non ha più paura.

Melissa… sono io. Piacere di conoscerti.

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Trans-therapy: Sylvia Rivera

di melissalove (02/10/2007 - 19:19)


Il 19 Febbraio 2002 è morta Sylvia Rivera.

A molti, a tanti di quelli che ogni anno partecipano ai Pride di tutto il mondo, questo nome non dice niente.

Sylvia era una trans, nata nel Bronx in una famiglia portoricana, molto lontana da quella Amerika ricca ed opulenta che siamo abituati a conoscere. Sbattuta fuori di casa a 14 anni, si ritrovò a riempire quella schiera di emarginati e disperati che popolano New York cominciando a vivere di espedienti e di prostituzione.

La sera del
28 Giugno 1969, come tante volte prima di allora, Sylvia insieme ad altre sue amiche trans e travestite, era allo Stonewall, un locale del West Side ritrovo semiclandestino per gay, trans, drag e travestite. Come spesso accadeva, quella sera arrivò la polizia che fermò i presenti e con i suoi metodi raffinati cominciò a provocare, offendere e picchiare.

Quella sera Sylvia decise di non subire, si ribellò e lanciò una bottiglia contro le guardie, da quel momento nulla fu più come prima. In quella bottiglia non c’era benzina o tritolo, ma una miscela molto più esplosiva fatta di rabbia antica e orgoglio offeso. Dopo quella sera però, Sylvia subì una seconda e forse più violenta emarginazione, quella del movimento gay che non gli riconobbe nulla, perché lei era trans, ispanica, prostituta, sottoproletaria, drogata.
In altre parole era diversa...!

Solamente negli ultimi anni, dopo che a fatica riuscì a farsi dare la parola al
World Pride, ma soprattutto ora che non c’è più tutti riconoscono l’importanza del suo gesto e della sua esperienza. Dopo anni passati da barbona, aveva raccolto tutte le sue energie ed insieme ad altre, gestiva una casa di accoglienza per malati e senza fissa dimora a Brooklyn.

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Trans-therapy: la Thailandia

di melissalove (02/10/2007 - 19:17)

BANGKOK - Da paradiso del sesso a paradiso per chi vuole cambiare sesso: la Thailandia scopre un nuovo tipo di turismo. Stranieri, molti americani, soprattutto uomini e spesso sposati sono i pazienti che ogni anno decidono di intraprendere questo viaggio della speranza in cui per prezzi modici (5.000 dollari compreso il ricovero) possono realizzare il loro sogno, cambiare quello che la natura ha deciso per loro. E' quanto emerge da un reportage della France Presse a Bangkok: gli interventi di questo tipo sono due o tre al giorno.

"Rendo felici i miei pazienti. E' il mio mestiere", dice al cronista dell'agenzia francese Greechart Pornsinsirirak, chirurgo estetico all'ospedale Yanhee nella capitale thailandese. All'ingresso dell'ospedale, prosegue l'inchiesta, un cartello in sei lingue (tra le quali l'arabo e il cinese) accoglie i pazienti venuti in realtà non soltanto per operazioni così drastiche, ma anche per più seplici interventi estetici al seno o al naso. Ma Greechart sottolinea che il numero di candidati a un cambio di sesso è in forte aumento.

Chi sono? "Quando si tratta di turisti - spiega il chirurgo - il 95% di loro sono maschi che vogliono diventare femmine e spesso sono sposati e di mezza età. Mi dicono: 'Mi aiuti, non posso più nascondeRmi'".

E quasi sempre escono soddisfatti come testimonia una grande bacheca nello studio del medico con i biglietti di ringraziamento. Un americano di 31 anni, per esempio, che ha subito un intervento per nascondere il suo pomo di Adamo scrive: "L'aspetto è superbo, meglio di quanto immaginassi. Avrei dovuto farlo anni fa". Un giapponese di 21 anni che ha subito un intervento al pene e uno al seno esprime tutta la sua gratitudine: "Grazie per aver esaudito il mio sogno".

Perché la Thailandia sia diventata la meta privilegiata della chirurgia plastica, continua l'inchiesta, è presto detto: innanzitutto per una fama riconosciuta della qualità dei servizi offerti e poi per i prezzi relativamente bassi del tariffario, praticamente un decimo di quelli praticati negli Stati Uniti.

"Qui - spiega ancora il dottor Greechart - un'operazione di cambio di sesso da uomo a donna che dura dalle quattro alle otto ore, costa 5.000 dollari comprese duE settimane di ricovero".

Ma ci sono delle regole per sottoporsi all'intervento e una prassi da seguire. Il paziente deve assumere ormoni femminili per due anni e sottoporsi a una valutazione psichiatrica. E soprattutto, deve dimostrare di avere avuto la sensazione di sentirsi intrappolato in un corpo sbagliato fin dall'infanzia e aver vissuto almeno un anno come una donna, aggiunge un altro famoso chirurgo, Prayuth Chokrungvaranont, docente all'Università di Chulalongkorn.

Il medico, che ha realizzato 300 operazioni di cambio di sesso e altre 600 di chirurgia plastica, sottolinea questo aspetto psicologico fondamentale: il paziente deve essere così convinto di voler essere una donna che l'operazione deve diventare "soltanto l'ultimo ostacolo" del suo percorso esistenziale.

Le frasi che il chirurgo si sente ripetere più spesso dai pazienti, racconta, sono: "Voglio essere una donna completa", "Mi liberi del mio pene", "Voglio avere relazioni sessuali complete con il mio partner". Chiedono anche se potranno avere un orgasmo dopo l'operazione e lui risponde: "Sì, ma solo se avete un buon feeling reciproco".

Dieci anni fa, conclude, "in Thailandia le operazioni di cambio di sesso per gli stranieri erano meno di cento all'anno. Oggi sono due o tre al giorno".

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