Ma come si f@ a non essere un@ trans felice?
“Si fa chiamare così”, qualcuno dirà. Si chiama così, lei non ne ha dubbi.
È il suo nome, il suo unico nome.
Quello che l’anagrafe conserva è solo una pagina chiusa, riposta polverosa in un ufficio comunale di una città che non visita da anni.
Si chiama Melissa.
È una transgender che non immagina articoli e pronomi maschili in frasi che la riguardano.
I tecnici della sessualità potrebbero catalogarla come “trans M→F pre-op” o più semplicemente come “trav”, sebbene stia per cominciare la terapia ormonale.
Melissa si sente donna da quando aveva 13 anni, da quando indossava di nascosto i vestiti di sua madre nelle preziose ore in cui era fuori casa ad acconciare capigliature alle signore del quartiere.
Avrebbe voluto essere lei una delle signore del quartiere, ma era ancora piccola, doveva ancora comprendere la sua natura… e comunque, il suo quartiere e la sua città le stavano strette, già allora.
Melissa è stata una “ragazza cattiva”.
Per anni si è guardata allo specchio senza capirsi a fondo.
Si è piaciuta come giocattolo, si è venduta come prodotto da supermercato, si è svenduta come merce vicina alla scadenza e soprattutto, si è odiata sotto il getto caldo di una doccia purificatrice, tante notti, dopo avventure senza faccia.
Un giorno ha afferrato con forza il suo dolore e la sua schizofrenia, li ha cinti a sé, li ha abbracciati, li ha provati come lo schiaffo d’un padre stanco.
Un giorno si è innamorata di un uomo che l’ha amata per quello che è.
Quel giorno ha ucciso la “ragazza cattiva”, ha abbandonato il rifiuto e la paura.
Oggi Melissa è felice e guarda avanti.
Cerca un altro amore vero.
Vive a piccoli passi il suo cammino e si guarda allo specchio consapevole, serena, fiduciosa.
Melissa adora ballare muovendo le braccia fine nell’aria che la circonda.
Adora respirare il profumo del mare e carezzare con i piedi la pelle della spiaggia.
Adora nuotare dolcemente, faccia in su, lasciandosi sfidare gli occhi dalla luce del sole.
Adora sorridere sincera e salutare con un bacio di labbra sulla guancia.
Melissa adora vivere il suo essere normale, il suo essere se stessa, adora il mondo e la sua insostituibile fragilità.
Melissa non ha più paura.
Melissa… sono io. Piacere di conoscerti.
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Il nono sasso: La Dc, i Casini del Veltrusconi e la Repubblic@ dei trans
Se uno straniero vi chiedesse di parlargli di pizza, sicuramente comincereste ad argomentare di mozzarella, pomodoro, regina margherita, Napoli e così via.
Pizza, però, è anche un cognome pesante. Giuseppe Pizza infatti è l’attuale leader della Democrazia Cristiana.
Sorge spontanea e istantanea una domanda: ma non era morta e sepolta? Macché, c’è, c’è ancora… Certo, non è più
Per chi non avesse letto il giornale, spiego brevemente il caso: questa mini-Dc era stata esclusa dalla campagna elettorale poiché lo scudocrociato presente nel suo simbolo era stato considerato inammissibile dal Tar della Campania causa eccessiva somiglianza con quello dell’Udc di Casini, il che avrebbe creato confusione nell’elettorato. Nessuno aveva gridato allo scandalo e soprattutto nessuno, diciamo la verità, ne aveva sentito la mancanza.
D’altra parte, oggi il Consiglio di Stato l’ha riammessa alle consultazioni elettorali del 13-14 aprile. E ora? Come la mettiamo con le settimane già trascorse, in cui Pizza e i suoi non hanno potuto esporre le proprie idee? Come potranno recuperare terreno in soli 10 giorni rispetto alla famigerata legge sulla par condicio?
Il ministro dell’Interno Giuliano Amato non ci fa attendere la sua risposta: “Dopo la riammissione della Dc, è possibile uno slittamento delle elezioni”. Per Berlusca e il suo Popolo della Libertà (al singolare, perché forse trattasi della libertà del Berlusca stesso), sarebbe solo una manovra della sinistra di Prodi e Veltroni per guadagnare altro tempo, dato che – sondaggi alla mano – sanno di essere perdenti in questo momento.
Per l’Italia, sarebbe un ulteriore ritardo nel cammino che dovremo fare per risalire la china.
Ne sapremo di più nelle prossime ore ma ho l’impressione che andremo a votare comunque il 13 e il 14 aprile (almeno spero), sebbene qualsiasi cosa, con un Parlamento e un Governo del genere, possa accadere…
Dc o non Dc, in seconda analisi, non è questo il dilemma.
Il dilemma ha un cognome che dice tutto… Casini, Casini Pierferdinando.
Berlusca dichiara che l’ex alleato potrà rientrare in qualunque momento, nonostante il recente tradimento. Pd e Pdl dicono sì alle centrali nucleari in Albania e Casini dice che il suo appoggio c’è.
La data delle elezioni non sarà più sicura come ieri, ma quel che è certo è che l’Udc di Casini diventerà l’ago della bilancia per approvare le leggi nel prossimo Parlamento.
Se una legge Pd avrà difficoltà a passare, Casini potrà aiutarla con i suoi voti. Se una legge Pdl avrà difficoltà a passare, sarà sempre Pierferdy a poterla agevolare.
E a questo punto, arriviamo a noi…
Quando sarà una legge sui diritti civili ad affrontare la platea di Montecitorio e Palazzo Madama, una legge come quella dei Pacs per esempio, cosa accadrà se Casini avrà in mano il potere di favorire il sì o di opporsi in maniera letale?
La risposta la sappiamo tutti: con troppo “casini-sti” in Parlamento, potremo dimenticarci per altri cinque anni una minima tutela per omosex, bisex e transgender.

E allora, per chiunque creda nella libertà (e non parlo della libertà di Berlusconi), credo che la prima scelta da fare al momento del voto sia escludere il simbolo dell’Udc dalle possibilità.
Questa è la mia idea.
Se poi davvero Amato e Napolitano decidessero di rimandare le elezioni, chissà… magari faremmo in tempo a presentare una nuova lista… “



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