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ZABOOMBA City: 7 novembre 2036... e la neve

di melissalove (28/09/2007 - 00:17)

La neve. Santazaboomba, la neve!

Non capisco se è l'effetto del lettino o di quell'aggeggio strano che il Senàtor Mc Darius impugna minaccioso.

Oltre la finestra, lacrime bianche cadono giù lente, cullate dall'aria, pesanti come un soffio sul naso.

E' neve, non c'è dubbio.

Chiudo e apro gli occhi freneticamente.

"Non abbia paura, si rilassi", mi dice il Senàtor.

"Sono rilassato ma...", chiudo e apro gli occhi di nuovo, "quella è neve mi scusi...".

"Non vaneggi", sentenzia Mc Darius senza neppure voltarsi verso la finestra.

In effetti, è dal febbraio 2016 che non nevica sul pianeta terra. E allora accadde a Geiranger, in Norvegia, non certo a Zaboomba.

Chiudo definitivamente gli occhi, pensando che l'effetto di assenzio e vino rosso, assunti due notti fa, mi stia colpendo nel momento peggiore, durante l'incontro che aspettavo da anni, l'incontro che può chiarirmi tutto e riattivare la mia quotidianità.

"Stavo scherzando Senàtor", dico.

"Ok ok, immaginavo lei stesse giocando, ma si rilassi", risponde lui, con voce decisa, marmorea.

Vhanìs. Un attimo e me la vedo di fronte.

"Perché mi hai lasciata andare? Potevi fermare tutto. Lo sai meglio di me che potevi farlo. Tu... solo tu potevi rallentare il tempo". E' accigliata Vhanìs, veste l'abito grigio metallizzato, traforato, obliquo, l'abito che mi faceva impazzire, l'abito che le scopriva le gambe e la schiena, impreziosita come un gioiello delle favolose losanghe del michelis.

"Lei ha avuto una relazione con tale Vhanìs M. Roha Kowalski, vero?", la voce di Mc Darius mi riporta alla realtà e mi interroga.

Apro gli occhi un istante e vengo accecato da una luce mai vista, bluastra, che proviene da quell'aggeggio in metallo e legno. Noto vagamente che lo tiene fra due dita mirando la parte di faccia stretta fra le mie sopracciglia.

Torno al buio e vedo di nuovo lei, Vhanìs, il mio unico grande amore. Transgender. Indecisa ad operarsi e diventare donna, un peccato a Zaboomba. In cura ormonale non autorizzata. Extra-aktiva di madre polacca e papà panamense. Barista e prostituta al Delicatessen del bloccosette.

"E' neve vera quella che hai visto...", dice, "e sappi che non sono morta come pensi. Fidati di me". Poi svanisce e vedo bianco.

Apro gli occhi di nuovo.

Quella maledetta luce mi irrita infinitamente. S'insinua nei meandri del parietale, sfacciata... Un sopruso al libero pensiero e alla sanità umana.

Non so perché, ma l'istinto mi spinge a reagire, ad oppormi: do uno schiaffo sulle dita del Senàtor e faccio cadere quel marchingegno infernale che m'interroga il cervello.

Un clangore sordo comincia a suonare intensamente e senza sosta... come un allarme ibrido e infido. FIIIII... FIIIIIII... FIIIIIIIIIIIIII........

Mi alzo dal lettino di scatto; mi accorgo che il Mc Darius è un uomo bassissimo e anonimo. Mi sembra impaurito, smarrito.

Sta nevicando davvero fuori. Un silenzio surreale mi avvolge.

Ma la finestra è reale, non è un monitor, è un urlo-dentro.

"La vede adesso? Guardi Senàtor!!!", lo prendo per la mandibola con forza e gli mostro quello scenario incredibile e prezioso.

Lui si sente violato dalla mia reazione.

Non pensa al miracolo della natura.

Comincia ad urlare furioso: "Vigilanza! Vigilanza!".

Le mie orecchie perdono rapidamente il loro dono... non sento più nulla e mi avvicino alla finestra... mi appiccico al vetro... Zaboomba si sta imbiancando di neve.

La mia città, lamiere e asfalto, grigiore vivo e strutturato, è coperta all'improvviso da una magica carezza di candore.

"Si rilassi...", è l'unico sussurro che non mi esce dalla testa.

L'unico.

Ma la finestra non smette di catturarmi: fra i bambini che iniziano a giocare con palle di neve, vedo correre una transgender con una catena rossa alla caviglia...

(CONTINUA...)

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ZABOOMBA City: 7 novembre 2036

di melissalove (25/09/2007 - 18:23)


ZABOOMBA City, 7 novembre 2036.

Piove acqua sporca stamattina. Il vetro della mia utilitaria Spodoch, un'auto rumena che usiamo solo io e gli extra-aktivi a Zaboomba, pare una mappa del tesoro. E' quasi inutile premere continuamente il tasto visibilità, perché in tre secondi esatti il vetro si congestiona di nuovo di ombre, sfumature, grumi a disegnare un'altra mappa, un'altra evanescente e presente "mappa del tesoro". 

Mi fermo, è impossibile proseguire in macchina. Parcheggio la Spodoch in un vicolo morto, sia a livello di codex viarum che a livello di vita umana ed extra-aktiva.

M'incammino circospetto verso la via principale, mentre l'umidità mi si aggrappa alla gola come un neonato grasso, da guinness, e mi ruba il fiato.

Devo sbrigarmi. Ho un appuntamento con il Senàtor Mc Darius fra 16 minuti e 27 secondi, e a Zaboomba non si ritarda. E' peccato ritardare, peccato punibile con tanti giorni di isolamento quanti i minuti che il ricevente perde per aspettarti.

Il tempo è denaro a Zaboomba. Il tempo è tutto a Zaboomba.

Lo sanno bene gli extra-aktivi, i cittadini che arrivano da fuori città, costretti per i primi cinque anni di residenza a lavorare il doppio degli indigeni, dotati fin dall'inizio, dal momento in cui riescono a superare l'artaporta della dogana, di un orologio speciale, che trasforma il secondo degli altri in mezzo secondo, il minuto in trenta secondi, l'ora in mezz'ora.

Mancano 15 minuti e 11 secondi e sono ancora a due blocchi dal Senato. Non ho alternative: comincio a correre come un pazzo. Vorrei essere un ghepardo e bruciare ogni record, per arrivare in anticipo e guadagnare dei crediti, invece sto rischiando grosso, sto rischiando la cella.

Corro, corro più forte che posso, nonostante l'umidità e la pioggia. Non si è mai visto nessuno con tanta fretta nel bloccosette, il blocco del libersecus. Una transgender in vetrina fa appena in tempo a darmi un'occhiata, incredula, basita, quasi spaventata. Sento i suoi occhi addosso e le do uno sguardo fugace: è abbastanza per apprezzarne la bellezza infinita, ma non posso fermarmi, devo continuare a correre.

Tornerò. Devo ricordare quella vetrina, quello sguardo, quella catena rossa sulla sua caviglia e il suo orologio ambrato, un orologio da extra-aktiva. Devo tenerla a mente.

Mi manca il respiro, sto per svenire, ma ho appena superato il bloccosette. Mi manca solo un altro blocco, l'ultimo prima del Senato, e ho ancora 11 minuti e 52 secondi. Posso farcela!!! :)

ORE 10.29 E 57 SECONDI...

Il Senàtor Mc Darius ha il braccio appoggiato sul tavolo, parallelo al tronco, eretto come si conviene ad uno del suo grado politico. Il suo occhio, l'unico che ha, è fisso sull'orologio nero al polso.

Meno tre... meno due... meno uno... sussurra accigliato.

DRIIIN!

Suona puntuale il campanello.

L'artaporta del suo ufficio si apre. Le due telecamere ai lati inquadrano l'entrata.

Ce l'ho fatta. Sono arrivato in tempo.

Sospiro e saluto con un sorriso, poi mi vado a distendere sul lettino antistante la sua scrivania. 

"Buongiorno Senàtor", ansimo esausto. Sono sudato e fradicio di gocce piovane, sento un arcobaleno di brividi mentre l'asciugatutto automatico mi scaraventa addosso il suo getto gelido d'aria.

Ma sono salvo e fiero di me. Finalmente posso parlargli.

Aspettavo questo appuntamento da tre anni, sette mesi, undici minuti e quarantasette secondi, il momento esatto in cui spensi la mia trentatreesima candelina in compagnia di Vhanìs.

Il Senàtor apre il secondo cassetto della scrivania, tira fuori uno strano aggeggio in metallo e legno, grande più o meno come l'anulare di un pianista, si alza e viene verso di me.

(CONTINUA...)

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Trans-therapy: tu chiamale se vuoi... illusioni

di melissalove (24/09/2007 - 17:37)

Nuova settimana nuovo spazio. Trans-therapy apre i battenti.

Di che si tratta?

Trans-therapy vuole essere una finestra trasparente e sincera sul nostro mondo. Pagine di vita, pagine di introspezione, pagine di confronto, ad uso e consumo di tutte noi transgender.

Dopo tutto - e qui si spiega il nome del nuovo spazio - possiamo compiere noi stesse, con le nostre parole, le nostre pacche sulle spalle, le nostre riflessioni e persino le più accese discussioni, la psicanalisi di cui la legge italiana ci ritiene bisognose, la nostra terapia di gruppo.

Basta parlarsi chiaro, senza maschere, senza ipocrisie, senza paure.

L'importante è che nessuno/a si offenda, si senta emarginato/a o giudicato/a, ma che tutte e tutti usufruiscano di questo dibattito libero per fare scelte più consapevoli, pensate e sicure nel proprio cammino individuale.

Questa porta sarà aperta 24 ore su 24 e 365 giorni su 365 per tutte le transgender che abbiano domande da porre, sfoghi da condividere, consigli utili da consegnare agli occhi di chi ne ha bisogno, esperienze da raccontare, polemiche da lanciare e grida d'allarme.

Cominciamo subito allora... In questo primo post trans-therapyano, vedete foto di Keira Knightley, Milla Jovovich e Rihanna. Forse vi state chiedendo perché, forse le state solo ammirando...

Forse, come mi accade ogni volta che le vedo, state accumulando una sorta di "invidia attiva", che vi consentirà, nelle ore, nei giorni o addirittura nelle settimane a seguire, di riuscire senza problemi a mettere in atto una dieta estrema, impietosa, apparentemente inumana e durissima.

Per me la bellezza fisica en femme è importantissima. Lo è stata da sempre, da subito, dal primo istante in cui ho indossato la prima gonna.

Ricordo ancora che mi sono piaciuta e mi sono schifata nello stesso momento.

Il piacere derivava dalla scoperta della donna ch'è in me.

Il rifiuto nasceva dalla mia insoddisfazione estetica, in quanto un essere nato geneticamente maschio si scopre inevitabilmente goffo, brutto e sbagliato quando si traveste da ragazza per la prima volta.

Da allora, escludendo le tante pause dovute a un'infinita paura di cambiare troppo, non ho mai smesso di lavorare sul mio aspetto.

Sono stata lentissima, lo confesso, e a volte ho compiuto molti passi indietro dopo averne fatti faticosamente pochi (importanti) in avanti...

Ma sono stata anche in grado di accelerare la mia "crescita estetica" ricorrendo a dei veri e propri strappi, dei colpi di testa irrimediabili, come il tatuaggio sopra il fondoschiena desiderato per anni e finalmente disegnato sul mio corpo l'estate scorsa.

Ricordo ancora la gioia di quel pomeriggio... una gioia che profumava di liberazione.

Quando osservo Keira Knightley e Milla Jovovich, mi dico: "Sono bellissime, non hanno mezz'etto di seno e sono comunque bellissime e femminili...".

La loro esistenza dà un impulso grandioso, una potente speranza, alla mia voglia, alla mia necessità, di essere bella... o meglio "di essere femminile all'occhio di chi guarda".

Hanno un bel viso, questo è indubbio, ma anche una transgender può avere un gran bel viso.

Cos'è allora che le rende straordinariamente donne?

Più donne, forse, di una prosperosa venere con quinta di seno...

La loro magia giace nell'apparente fragilità, nella grazia, nella leggerezza...

In altre parole, nella loro PERFETTA MAGREZZA.

Nel mio gender-trip, c'è stato un giorno in cui ho passato un'intera notte ad informarmi sul peso-forma di uomini e donne, e a scoprire quale dovesse essere il mio peso per guadagnare una magrezza simile...

...e quali dovessero essere gli esercizi ginnici per scolpire il mio corpo nei punti giusti.

Pensateci bene... date un'occhiata attenta a queste foto... non sono tremendamente invitanti per una transgender che ancora non si è decisa a prendere ormoni o a subire un intervento chirurgico per il cambiamento di sesso?

Milla e Keira sono piatte come il deserto del Sahara... eppure sono meravigliose. Quali muse migliori per una transgender??!!

Rihanna, la cantante di "Umbrella", è una cosa diversa. Rihanna è la rotondità dolce.

Il naso piccolo piccolo.

Le labbra disegnate.

Le curve ingenue e morbide, naturalmente indossate come il sole d'estate.

Rihanna è la grande tentazione.

E' il sogno di ricorrere al bisturi, di modificare il proprio corpo e il proprio viso, di farsi diversa senza limiti, per somigliare ad un'altra... che è nata donna.

Rihanna è il pericolo più grande, nasconde il rischio di cambiarsi a tal punto da non riconoscersi più e senza poter tornare indietro.

Ma anche le mie due icone favorite sono pericolose... DANGER! DANGER!

Milla e Keira, come ho già accennato sopra, sono un richiamo diabolico alla dieta.

Ma non parlo di una dieta pensata, concordata, studiata, parlo di una dieta barbara, una dieta violenta, estrema, inarrestabile, che può condurci verso l'anoressia senza che ce ne accorgiamo.

Eh già... proprio così... perché l'anoressia non si combatte. Si riceve, si subisce, CAPITA... finché - se E SOLO SE siamo fortunate - non scatta qualcosa che ce la spegne in testa.

Se non scatta, si muore.

Lo scrivo a chiunque legga e lo scrivo a me stessa.

Questa è la Trans-Therapy.

Questo è anche un altro modo di parlarti di me.

Tu cos'hai da dire in proposito?

Consigli? Provocazioni? Esperienze?

Apri il tuo mondo al mio...

Melissa

 

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